Fiori nelle granate

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Fiori nelle granate

Da giorni, oramai, scorrono sullo schermo le notizie degli ultimi bombardamenti israeliani sulla striscia di Gaza. Ennesimo rigurgito dell'annoso conflitto israelo-palestinese. «È un conflitto complesso», dicevano i professori dalle cattedre dell'università. E ci diedero un libro. Lo studiai, per trovare un senso a quel complesso conflitto. Ma ci trovai solo un'ordinata e ricercata sequela di guerre, trattati, numeri, anni. C'erano anche nomi, tanti nomi. Ma solo di quelli che contano. E cartine, tante cartine. I libri sui conflitti ne sono sempre piene. Come se il senso fosse lì, tra quelle linee chiamate 'confini'. Scorrevo l'indice lungo quelle linee, come una rabdomante alla ricerca dell'oro. Ma non ho ci ho mai trovato niente. Nessuno. Solo angosciante impotenza. 'Non avrà mai fine questo complesso conflitto', mi dissi. Chiusi il libro.

E, poi, è arrivata lei, la donna palestinese che pianta e coltiva fiori nelle granate.

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Corte Europea: il cognome della madre è un diritto

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attrice Maclaine madre figlia fotografia vintage

ph: Allan Grant/Pinterest

Sentenza della Corte Europea: dare il nome della madre al figlio (o alla figlia, aggiungo io) è un diritto.

È il 7 gennaio 2014. Leggo la notizia e ricordo. Ricordo, come si ricordano i sogni della notte, al risveglio mattutino. Ricordo la sensazione, vivida, intensa di smarrimento. Smarrimento di me bambina, quando gli altri, le altre, guardandomi, dicevano: «Non c'è niente da fare, l'impronta è quella degli Zurlo». Zurlo è il cognome di mia madre. E l'impronta che vedevano in me,  bambina, era la sua. E della madre di mia madre. Che, però, non si chiamava Zurlo.

E neanche io mi chiamo così. Alla domanda 'come ti chiami', dovevo rispondere 'Annachiara' e far seguire 'Scalera'. Il cognome di mio padre. E basta. Mi sarebbe piaciuto, fin da bambina, poter aggiungere 'Zurlo'. Il cognome di mia madre. D'altronde l'impronta era quella.

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#Femminicidio

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ph: Giulia Taurino/Associazione Ghenos Mesagne

ph: Giulia Taurino/Associazione Ghenos Mesagne

Femminicidio, violenza di genere, violenza sulle donne. Raptus, follia, gelosia, onore. Amore, troppo amore. Amore malato. Amore criminale. Picchiate, stuprate. Uccise. Morte ammazzate. Poverine. Ma quante sono? Molte. Troppe. Aiuto! Emergenza. Ma che dite?! Sono poche. Troppo poche. E, allora, di cosa stiamo parlando? Di niente. Già, perché di parole ce ne sono tante, troppe. Ma parlano di altro. Non di quello. Quello che avviene. E, così, anche se avviene, avviene per davvero, le tante, troppe parole camuffano, annullano. Negano un nome. Continua a leggere »

JFK: se fosse stata una presidenta?

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Jhon Kennedy. Oggi ricorre l'anniversario della sua morte. Di lui, tra le altre cose, si ricordano le donne.

Le amanti, le avventure, le scappatelle: le 'conquiste'.

 E poi la moglie: 'la first'. 

Tutti lo sapevano. Delle sue amanti, avventure, scappatelle. Lo sapeva anche 'La first' che è rimasta con lui 'nonostante tutto'. Perché, in fondo, è stata 'l'unica che abbia mai amato'. Così, la si ricorda 'La first'. Quella che 'nonostante tutto', 'l'unica che abbia mai amato'. La moglie. Lo sapevano i suoi collaboratori che lo ammonivano. Ma alla fine, lo lasciavano fare. Sopra, ci buttavano un velo. E nessuno diceva. Era normale, in fondo. Le amanti erano avventure, scappatelle. Conquiste. Così le si ricorda. Non persone, donne. Perché, un uomo di potere, quello fa. Conquista.

E poi, ognuno nella vita privata fa quello che vuole. Perché un uomo di potere non dovrebbe? Che importa delle amanti, avventure, scappatelle e bunga bunga. L'importante è che faccia bene il suo lavoro. Anzi, beato lui!

Mi chiedo, però: «se fosse stata una presidenta? Se fosse stata una presidenta, femmina, ad avere amanti, avventure scappatelle, la si ricorderebbe allo stesso modo?».

«Basta una macchia, piccola, minuscola. Basta una macchia sulla reputazione di una donna, per sporcarla tutta». Mi rispondo così. Con la frase che mia madre mi ripete, fin da quando ero una ragazzina.


Gli alberi di Gezi Park sono potenti

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gezi park tyrkey revolution

Gli alberi. Quelli che il governo turco vorrebbe abbattere. Per sostituirli con un centro commerciale e moschea annessa.

Gli alberi. Quelli che uomini e donne hanno protetto. Semplicemente essendo. Lì.

Gli alberi. Solo un pretesto. Leggo su alcune testate giornalistiche. Forse, sì. Politicamente parlando.

Ma, simbolicamente parlando, quegli alberi sono potenti. Perché sono terra, aria, colore. Vita.

E quegli uomini e quelle donne. Insieme, sono potenti, anche loro. Perché proteggono la vita, semplicemente essendo. Lì.

E per dirla tutta, cogliere e accogliere la potenza simbolica di quegli alberi, di quegli uomini e, soprattutto, di quelle donne è vitale. Anche politicamente parlando. Ed è vitale per scongiurare il rischio di ogni ribellione. Il rischio che tutto rimanga come prima.


Perché non firmerò la petizione Adci

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donne pubblicità maria levi montalcini

[Antefatto]

Questa è l'immagine che ho condiviso sulla pagina facebook di Vita da femmina, qualche giorno fa. L'immagine sostiene la petizione contro la pubblicità sessista, lanciata dall' Adci (Art Directors Club Italiano). La petizione, rivolta alla ministra Josepha Idem, chiede che "La Risoluzione del Parlamento Europeo del 3 settembre 2008"  venga recepita e tradotta «in indirizzi chiari e in poche norme semplici e vincolanti, tali da permettere di scoraggiare e sanzionare con maggior incisività la pubblicità sessista.

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Voto utile o astensione?

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ellekappa 22feb2013

ellekappa 22feb2013

Ho optato per l'astensione. Una decisione ragionata. Consapevole. Alle spalle ha un bilancio. Il classico bilancio costi-benefici. E uno spirito non certo arrendevole. No. Né tanto meno vittimista. Uno spirito, bensì, propositivo. Costruttivo.

Costi. Quello del biglietto-sono fuori sede. Anche se ridotto, è un costo che pesa sul bilancio mensile di chi, come me, non ha un lavoro. Perché sostenerlo?

E veniamo ai benefici. Per esercitare il diritto-dovere di voto. Nobile e preziosa espressione di democrazia. Ci ho sempre creduto. Ci credo ancora. Ma non con questo sistema elettorale. Non con questo sistema partitico. Non con questi partiti. Non con questi programmi (?). L'offerta e le regole non mi rappresentano in alcun modo. E al pensiero di mettere una X, ancora una volta, in corrispondenza del meno peggio, mi provoca uno scompenso interiore.

E fin qui, niente di nuovo, direbbe, a ragione qualcuno. Tutti alibi dietro cui si nasconde un atteggiamento qualunquista e de-responsabilizzante.

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