#MadeInItaly

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Made in Italy

Made in Italy. Il marchio, il brand! Il nostro orgoglio, la nostra forza, la nostra salvezza! Valorizziamolo, esportiamolo! E, poi, tuteliamolo, certifichiamolo, etichettiamolo!

E, così, tra proclami, obblighi e sanzioni, del made in italy rimane solo il marchio, il brand. E ci si dimentica che tra le postille e le diciture a norma di legge, ci siamo noi. Ci sono io. E allora, mi fermo, chiudo gli occhi e, per non dimenticare, per non dimenticarmi, ricordo.

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I quit

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youtube marina shrifin i quit

Mi fermo, per un minuto e quarantacinque secondi. A guardare Marina che balla e si licenzia.

E per quel minuto e quarantacinque secondi, sorrido e mi emoziono. Di ammirazione. Perché Marina ha dimostrato che non c'è bisogno di sacrificare se stesse, per ottenere successo.

Sorrido e mi emoziono. Di speranza. Perché Marina ha dimostrato che proprio esprimendo se stesse si ottiene successo.

Sorrido e mi emoziono. Di empatia. Perché anch'io ho provato un disagio simile. Quando leggevo il mio curriculum. Ed io lì dentro non c'ero.

Sorrido e mi emoziono. Di complicità. Perché anch'io come Marina ci ho provato. Quando il mio curriculum l'ho riscritto. 'Senza evitarmi'. 'Come se parlassi con me stessa'.

E per quel minuto e quarantacinque secondi me lo concedo di sorridere ed emozionarmi. Almeno per quel minuto e quarantacinque secondi, crisi e disoccupazione le lascio fuori. Che anche se è una mossa studiata a tavolino dall'azienda, sorrido e mi emoziono lo stesso. Perché, in ogni caso, è una mossa che dà valore al desiderio di rimanere aderenti a sé.

Desiderio che, date le visualizzazioni e la viralità del video, pare essere largamente condiviso.


Perché non firmerò la petizione Adci

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donne pubblicità maria levi montalcini

[Antefatto]

Questa è l'immagine che ho condiviso sulla pagina facebook di Vita da femmina, qualche giorno fa. L'immagine sostiene la petizione contro la pubblicità sessista, lanciata dall' Adci (Art Directors Club Italiano). La petizione, rivolta alla ministra Josepha Idem, chiede che "La Risoluzione del Parlamento Europeo del 3 settembre 2008"  venga recepita e tradotta «in indirizzi chiari e in poche norme semplici e vincolanti, tali da permettere di scoraggiare e sanzionare con maggior incisività la pubblicità sessista.

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#Soldi

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«Ma, allora, da dove vengono i soldi?», chiesi a mia mamma.

Eravamo in macelleria. Le porsi una banconota da millelire. Quella con l'anziana signora, da un lato e la ragazza col foulard, sul retro. L'avevo disegnata io. «Paga con questa». Volevo contribuire al bilancio familiare.

Mia mamma rise. E di gusto, anche. Poi, mi portò in disparte e mi disse: «Annachiara, non posso pagare con questa. E tu non puoi fabbricare i soldi. I soldi li fabbrica lo Stato».

La presi per buona. Ma con riserva. Come la storia di Gesù che porta i neonati.

Di lì a poco, le ore di educazione sessuale avrebbero fatto luce sulla provenienza dei neonati. Scoprii che Gesù c'entrava poco. Nessuna ora di economia, però, è mai riuscita a far luce sulla provenienza dei soldi.

La riserva persiste. Perché oggi, come allora, mi mancano i passaggi. Mi mancano i visi, le mani, le persone in carne ed ossa che hanno maneggiato le banconote che transitano nel mio portafoglio.

Un tempo, sulle mille lire, quelle fabbricate dallo Stato, le persone lasciavano tracce di sé. Tracce di biro. Un autografo. Una lista della spesa. Una poesia.

Ora, non ci sono più neanche quelle.