#Femmina

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bambine femmine sorrisi indomate

img: Kate P. Parker

Femmina sarà lei!!!. Io sono DONNA’ – scrive una lettrice del mio blog. E scrive proprio così. Con i tre punti esclamativi e i caratteri cubitali.
Già, perché usi femmina? – dice anche mia madre – è più da animale!
Mi è sempre piaciuta la parola ‘femmina’ perché include. Include anche chi donna non è. Perché è ancora una bambina, perché è una tigre, perché è solo una femmina.
In fondo, siamo tutte nate da una simile – dicono Gianna e Giò di Labodif – un’altra femmina, come noi.
Che stravolgente ovvietà! – penso – ecco l’origine, ecco perché la parola femmina include.
E, intanto, pregna del senso ritrovato, la parola ‘femmina’ mi si assesta dentro e anche lì, sulla testata del blog. La guardo, sorrido.


#ViaggioDell’eroe

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Cappuccetto Rosso img: Daria Palotti

Di eroi, eroine e bambole

(pubblicato sul blog Cercatori di Storie)

Il tarlo si è svegliato. È da settimane che, operoso, scava e scava. Da quando Giovanni, a caratteri cubitali, ha scritto sulla lavagna: IL VIAGGIO DELL’EROE. E lo ha sottolineato.
«D’ora in poi, lo vedrete ovunque», ha aggiunto. E l’ho visto. Ovunque. In ogni storia che ha animato la mia esistenza. Ercole, Ulisse, Dante, Pinocchio, Frodo sono tutti eroi e tutti fanno un viaggio. Quel viaggio. Il viaggio dell’eroe.

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#DaGrande

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Cappuccetto Rosso-Daria Palotti

Cappuccetto Rosso-Daria Palotti

Credo sia accaduto a 5 anni. Sì, deve essere stato allora che ho allargato la percezione di me, oltre l’indomani.
Ed è accaduto, quando mi sono chiesta: ‘cosa farò da grande?’
‘Da grande’ era il mio angolo di desiderio. Qui potevo essere e fare tutto.
‘Da grande’, infatti, sono stata mamma, pittrice, parrucchiera, archeologa e scrittrice.

Se da grande potevo essere e fare tutto, potevo essere e fare tutto anche da piccola. Da piccola, infatti, ho accudito le mie bambole, ho fatto loro schampoo, tagli e trecce, ho dipinto, disegnato, ho scritto favole, racconti, ho perlustrato fondali marini, alla ricerca di antichi vasi romani.

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Quando ho smesso di inventare filastrocche?

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segui vdf

Su una panchina, a occhi chiusi e cuore aperto, mi nutro del primo sole di giugno.

All’improvviso intercetto battiti di mani e due voci. In coro.

Una bambina [clap clap clap] piccolina [clap clap clap]

Sono voci di bimbe che intonano una filastrocca. E la ritmano, a quattro mani.

grassottella [clap clap clap] ma molto bella [clap clap clap]

Voci e battiti suonano nell’aria. E mi risuonano dentro. E da lì, da dentro, fanno eco altre voci, altri battiti. I miei. Quelli della bimba che ero.  Continua a leggere »


LaAVventura verso terre lontane

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LaAVventura di Vita da femmina

Arezzo 1 giugno 2014, VI Giornata Nazionale LaAV-Letture ad Alta Voce

Sono a bordo del treno delle 7:20. Destinazione: Arezzo. E non solo. Che le mie compagne di viaggio sono Chiara&Chiara, lettrici ad alta voce. E con loro, le destinazioni sono sempre tante. In pochi tratti di rotaie, mi ritrovo nei giardini di Kensignton. Peter suona il flauto e le fate gli danzano attorno. Il treno continua a scorrere, lungo i binari. Saluto Peter, le fate e mi accuccio, dietro un muretto, insieme ai Ridarelli. Aspetto che il signor Mack pesti la ‘supercacca’ del cane Rover. Splash! Rido. D’altronde, Mack se l’è proprio meritato il trattamento Ridarelli. Non si sgridano i bimbi e le bimbe senza ragione.

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Turista a casa mia #2

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Lecce Puglia

Continua da Turista a casa mia #1

Ascoltando le pietre parlare. Osservando le pietre danzare.

Faccio la strada a ritroso. Verso il cuore. Verso La Piazza. Piazza Sant’Oronzo. Ed è grande. Così grande che uno sguardo non basta, per abbracciarla tutta. Ma è di quel grande che accoglie, piazza Sant’Oronzo. Come Oronzo. Che Lecce la protegge. Dall’alto altissimo della colonna. Di quella colonna che ancora sa di sale. Ma La Piazza, non è solo Oronzo. È anche pietre. Pietre di anfiteatro. Che parlano. Parlano la lingua della storia. Quella che anche se non la capisci bene, la senti. E ti emoziona. Non solo. La piazza è la Lupa. E anche lei la città la protegge. Ma da madre. Dal basso bassissimo della terra.

Mi inoltro nelle periferie del cuore. Senza meta. Come un’esploratrice. Di qua e di là, per i suoi angusti e graziosi vicoli. Bianchi e pulsanti. Di forza creativa. Come quella dell’artigiano che con la carta straccia ci fa madonne, angeli e contadini. Mi perdo nelle periferie del cuore. E nei suoi dettagli. Come la conchiglia sulla porta di quel palazzo. O lo stemma sulla portone di quell’altro. O quel drago. Che regge il lampione, all’entrata delle poste.

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La tenda blu

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ph: Alfred Eisenstaedt/Tumblr

ph: Alfred Eisenstaedt/Tumblr

Sono su uno di quei vagoni d’estate. Di quelli che portano i turisti al mare. E me, ad un test a risposta multipla.

E sono in piedi, nel corridoio. Instabile, costretta e annaspante.

Davanti a me, il finestrino. È aperto. E la tenda, blu, spessa e polverosa, si agita inconsulta agli schiaffi della velocità.

E saranno i fumi degli umani umori. O lo strepitio delle ruote sulle rotaie. O il rumore del treno che fende l’aria. Sarà tutta questa sovrastimolazione sensoriale, ma quella tenda blu, spessa e polverosa che si agita inconsulta agli schiaffi della velocità, sembra viva. Ma non di vita propria. Impossessata.

Abbasso lo sguardo, per un momento. E questo cade su una bambina. Di cinque o sei anni, non di più. Anche lei non riesce a staccare gli occhi da quella tenda. Ed è come guardarmi allo specchio. Riconosco nei suoi occhi, i miei. Riconosco, nel suo stupore, quasi atterrito, il mio.

Rido, dentro di me, di me stessa. E lasciando andare un sorriso, mi ripeto: «sarà sicuramente tutta questa sovrastimolazione sensoriale».