#ProvaCostume

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Mare, spiaggia, estate, donne, prova costume, Marylin Monroe, dive

Photo by L J Willinger/Getty Images

Abbandono lo zaino a terra. Libero i piedi dalle scarpe. Chiudo gli occhi e assaporo il morbido tepore della sabbia sotto i piedi. Libero anche il corpo, da maglietta e pantaloncini. È strano, all’inizio. Ho sempre bisogno di qualche secondo, per abituarmi alla mia pelle. Realizzo di averne una, solo alle carezze del sole, al solletico della brezza marina. Bene – mi dico, portando le mani ai fianchi – è arrivato il momento della prova costume.  Continua a leggere »


Il bijoux dei miei sogni #auguricosevane

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bigiotteria hand made pisa contest coe vane

Vi ricordate di Vanessa di Cose Vane? Le sue mani di valore sono state le prime ad esser passate dal mio blog. Cose Vane a breve spegnerà 9 candeline e, per l’occasione, ha indetto l’Instagram Photo Contest #Auguricosevane. Ho partecipato anche io con la foto che vedete sopra. Tra i temi proposti ho scelto ‘disegna e fotografa il bijoux dei tuoi sogni. Siccome sto imparando a sognare in grande, quale bijoux migliore di una tiara, per essere la regina della mia bellezza ogni giorno.

Partecipate anche voi, avete tempo fino al 14 febbraio. Le regole sono semplicissime e le trovate qui di seguito.

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Cate Blanchett ai Sag Awards

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Cate Blanchett SAG Awards

ph: Cate Blanchett ai SAG Awards/Labodif

Lei parla. Si racconta a chi le ha chiesto di raccontarsi. Ma lo sguardo della camera si abbassa. Pronto a scivolare lungo il suo corpo. Dal basso verso l’alto. Si fa così con i bei corpi femminili che transitano sui tappeti rossi. Ma lei, Cate Blanchett, smonta quello sguardo.

Smonta un’inquadratura di sé (che non dice di sé).

Gianna Mazzini, Labodif

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#Metro

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metro_da_sarta

Giallo. Morbido. Da sarta. Lo riconosco. È il metro con cui a 16 anni misurai seno, vita e fianchi. Non ricordo i numeri. Ricordo la sorpresa di scoprirmi fuori misura. Ricordo l’inquietante disagio che seguì a quella sorpresa. E i tentativi di stringere e allentare il metro.  Per starci, in quelle misure.

Ora lo so. Quel metro era il metro del neutro universale maschile. Che astrae, standardizza. Neutralizza la differenza e le differenze.

È lo stesso metro che misura la frequenza settimanale dei manicaretti di una brava moglie. La quantità di accertamenti pre-parto di una brava madre. La dominance di una donna di successo.

Dopo anni, la vista di quel metro, giallo, morbido, da sarta è ancora capace di rievocarlo quel disagio. Il disagio di sentirsi fuori misura. Ma, ora, quel disagio è un po’ meno inquietante. Perché l’unità di misura è maschile. Io no.

D’altronde, si può misurare il pane in joule?


Donne del giorno dopo.

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Osservatorio LaboDif Past and Present n.14

Foto tratta da Labodif

«Penelope lo sa cosa posso o non posso mangiare. E me lo dice. Dovresti vedere come si muove felice, quando mangio i dolci!». Racconta Lei, bella, mentre si accarezza il ventre, pieno di vita.

Davanti lo specchio del bagno. Bella. Impegnata nel suo rituale quotidiano. Pochi gesti. Semplici e pieni. Gli stessi, da sempre. Un paio di colpi di spazzola. Lenti e amorevoli. Due pettinini incastonati tra i capelli lunari.  E, infine, quattro gocce di colonia. Quella nel flacone verde petrolio. Talcata. Fresca. Una goccia su un polso. Una, sull’altro. E ancora altre due. Una per ogni lato del collo.

Sulla poltrona in cucina. Bella, Lei, mentre racconta un momento di tenerezza, di un matrimonio di altri tempi.  «Io il viaggio di nozze lo volevo fare. E l’ho fatto. Siamo andati a Roma a vedere il Papa. In piazza c’erano taaaaaaante spose, come me. Io non riuscivo a vederlo, il Papa. Allora, lui mi prese in braccio». E ricordando, le si illuminano gli occhi. Di  una luce così calda, così viva che, neanche le spesse lenti dei suoi grandi occhiali, possono schermare.

Bella, Lei, a mani giunte. Assorta. Serena. Perché sta parlando con Dio. Per noi. Per chi ci sta vicino. E per Giorgia, la gattina di casa.

Belle anche Lei, mentre, inarcando il sopracciglio, allargando le narici e con gli occhi più celesti del solito, racconta la sua corsa in treno, verso un sogno che credeva perduto.

Belle, tutte, quando si commuovono, loro malgrado. Belle, quando trasformano i loro demoni in sorrisi. Belle, quando, puntando la testa sulla tua schiena ti dicono: «goditi questo gesto, perché c’è tutto il mio affetto».


Gossip sul discorso di Jodie Foster?! Vi prego no!

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Jodie Foster

Scorrevo la galleria fotografica di Repubblica.  Distrattamente. Senza troppo pretese. Alla ricerca di una notizia farlocca. Di una foto in bianco e nero. Di uno stupido sorriso che illuminasse un mio black out mattiniero.

E, invece, ho trovato questo: Gossip, sarebbe Mel Gibson il padre biologico dei figli di Jodie Foster.

Intendiamoci. Non ho nulla contro il gossip in sé, ma questa non la dovevano proprio fare.

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