#ViaggioDell’eroe

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Cappuccetto Rosso img: Daria Palotti

Di eroi, eroine e bambole

(pubblicato sul blog Cercatori di Storie)

Il tarlo si è svegliato. È da settimane che, operoso, scava e scava. Da quando Giovanni, a caratteri cubitali, ha scritto sulla lavagna: IL VIAGGIO DELL’EROE. E lo ha sottolineato.
«D’ora in poi, lo vedrete ovunque», ha aggiunto. E l’ho visto. Ovunque. In ogni storia che ha animato la mia esistenza. Ercole, Ulisse, Dante, Pinocchio, Frodo sono tutti eroi e tutti fanno un viaggio. Quel viaggio. Il viaggio dell’eroe.

L’intero mio immaginario narrativo è popolato da eroi che partono da un mondo ordinario, varcano una soglia, entrano in un mondo straordinario, si sottopongono a prove, acquisiscono competenze, si scontrano con l’ombra, la sconfiggono. A grandi linee, questo fanno gli eroi dai tempi dei tempi. Da quando i giovinetti dovevano varcare la soglia di casa, rassicurante e amorevole, per entrare nel bosco, misterioso e insidioso. E da lì ne dovevano uscire vivi. Uomini.

Non fa una piega. Infatti, pieghe non ne fa. Ma il tarlo scava fori che ormai son diventati gallerie. Mi torna alla mente 300. Il film. Una scena. Questa: Leonida è poco più che un ragazzino. È seminudo in mezzo alla neve, in una foresta, armato di un bastone affilato. Arriva un lupo lo vede, lo attacca. Leonida si ritira in un anfratto roccioso. Il lupo ci passa a malapena in quel budello. Ma spingi e spingi riesce a raggiungerlo. Il lupo si blocca! Trac! Leonida lo trafigge con il bastone. Il lupo è morto. Leonida è vivo. Respiro. Leonida, ora, è un uomo.
Anche Cappuccetto Rosso è andata nel bosco, ha incontrato il lupo e ne è uscita viva. Ma non è di certo diventata un uomo. Se non ci fosse stato il cacciatore, ci avrebbe lasciato le penne, nella buia pancia del lupo. Certo, una cosa l’ha imparata, e io con lei: «Mai più correrai sola nel bosco, lontano dal sentiero, quando la mamma te lo ha proibito».
Forse con un bastone affilato e mesi di addestramento Cappuccetto Rosso avrebbe potuto uccidere il lupo. Da sola. Forse.

Di sicuro, Cappuccetto Rosso non avrebbe mai squartato il lupo per portarne la pelle alla nonna. Che schifo. Alla nonna avrebbe portato le margherite. Le più belle. Quelle che crescono nel bosco. Per quanto riguarda me, io nel bosco non ci sarei nemmeno arrivata. Sarei morta prima, durante l’addestramento. E forse anche Cappuccetto Rosso. Ce la vedo, proprio. «Cappuccetto, guarda le margherite!». Trac. Morta. Non sarebbe mai diventata un uomo. Di sicuro c’è anche che Cappuccetto Rosso non è più tornata nel bosco. Che peccato, però. Nel bosco crescono le margherite. Quelle più belle.

Se solo tu avessi avuto quella bambola, cara Cappuccetto, la bambola di Vassilissa
Sai che c’è, tieni, prendila ora la bambola. E con quella bambola, torna nel bosco. Nemmeno io da bambina sapevo dell’esistenza di questa bambola magica. Me l’ha raccontata, ieri, una signora che si chiama Clarissa.
Vassilissa era una bambina come te. E anche lei è andata nel bosco. A differenza tua, Vassilissa non ce l’aveva una mamma. La sua mamma morì che lei era ancora piccola, ma prima di esalare l’ultimo respiro, le aveva lasciato questa bambola che, come ti ho già detto, è magica. La matrigna di Vassilissa, lei sì che era viva e vegeta. È stata lei a mandarla nel bosco. La matrigna la odiava e sperava che nel bosco ci morisse. Ma non fu così. La bambola la salvò. Non il cacciatore. La bambola che le aveva dato sua madre prima di morire.
Cara Cappuccetto, come vedi, non abbiamo bisogno di bastoni appuntiti o fucili. Noi femmine non sapremmo che farcene. Nel bosco, però, ci possiamo andare, raccogliere tutte le margherite che vogliamo e portarle alla nonna. Vive e femmine.
Ascolta la bambola. Lei saprà come fare.

Fine.
Shh. Il tarlo si è addormentato. Per ora.


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