#Soldi

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«Ma, allora, da dove vengono i soldi?», chiesi a mia mamma.

Eravamo in macelleria. Le porsi una banconota da millelire. Quella con l'anziana signora, da un lato e la ragazza col foulard, sul retro. L'avevo disegnata io. «Paga con questa». Volevo contribuire al bilancio familiare.

Mia mamma rise. E di gusto, anche. Poi, mi portò in disparte e mi disse: «Annachiara, non posso pagare con questa. E tu non puoi fabbricare i soldi. I soldi li fabbrica lo Stato».

La presi per buona. Ma con riserva. Come la storia di Gesù che porta i neonati.

Di lì a poco, le ore di educazione sessuale avrebbero fatto luce sulla provenienza dei neonati. Scoprii che Gesù c'entrava poco. Nessuna ora di economia, però, è mai riuscita a far luce sulla provenienza dei soldi.

La riserva persiste. Perché oggi, come allora, mi mancano i passaggi. Mi mancano i visi, le mani, le persone in carne ed ossa che hanno maneggiato le banconote che transitano nel mio portafoglio.

Un tempo, sulle mille lire, quelle fabbricate dallo Stato, le persone lasciavano tracce di sé. Tracce di biro. Un autografo. Una lista della spesa. Una poesia.

Ora, non ci sono più neanche quelle.


2 thoughts on “#Soldi

  1. Una volta a mia madre hanno dato come resto (alla macelleria!) una banconota da 5 neuri dove c’era scritta una specie di formula magica che l’avrebbe fatta ritornare nel suo borsellino dopo averla spesa. Dopo qualche mese quella banconota è ritornata, allora ha pensato che fosse magica per davvero. L’ha custodita per un po’, poi l’ha lasciata libera. Non è più tornata! E non ho più visto banconote scarabocchiate in giro. Forse perché come dice mia nonna “li sordi mancu arriunu si ni vulunu e non li vitimu”.

    • Evidentemente le macellerie sono catalizzatrici di soldi fuori dall’ordine! ahahah! Grazie di questo bellissimo aneddoto. E per finire, le nonne la sanno lunga, si sa 😉

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