#Segretaria

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Patrizia è segretaria di un'associazione culturale. Ma non le piace essere chiamata così. "Segretaria". «Mica mi sono laureata per fare la segretaria!». Sorrido. Con amarezza.

Perché, in effetti, se dico segretario, al maschile, dico anche segretario di stato, segretario di partito. Dico potere.

Se dico segretaria, al femminile, dico solo una che assiste chi il potere ce l'ha. E dico anche donnina dimessa che risponde al telefono e tempera le matite. Ma dico anche donnona scollacciata che si lima le unghie e ridacchia alle avance del capo. Maschio, ovviamente.

Che poi di segretarie ne ho conosciute tante.

Segretarie come me. Che le unghie le limavo a casa e per capo avevo una capa.

Segretarie come Paola. Che di dimesso o scollacciato non aveva niente. E il suo capo non poteva fare a meno di lei. Perché era brava.

E segretarie come Patrizia. Che è un altro tipo di segretaria. Di quelle che un po' di potere ce l'ha. Ma non sa come chiamarsi. Perché segretario, declinato al femminile, perde un pezzo e ci guadagna in stantii immaginari rosa.


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