#RossettoRosso

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#rossettorosso

È scattato il rosso. Inchiodo sul ciglio del marciapiede. È tardi, è sempre tardi. Ma decido di non forzare il verde. Lascio che il semaforo compia il suo ciclo. E, poi, sta arrivando la Lam Blu.
No, non voglio salirci. Mi piace catturare l’apparizione fugace di me, sui suoi vetri opachi. Così, per ricordarmi che ci sono. Eccomi!

Scatta il verde. Via! La testa riccia e occhialuta riflessa sui vetri della Lam Blu, mi ha riconnessa col resto del corpo. Mi sento camminare. Testa alta e petto in fuori. Passi piccoli e veloci. Molleggio un po’ sulle gambe, quasi fossi sul punto di saltellare. La riconosco: è la mia andatura da rossetto rosso.

«Il tempo di truccarmi ed esco di casa», avevo detto a Marti. Lo trovo sempre il tempo per truccarmi. Anche a costo di vincere le forze gravitazionali. Crema, fondotinta, correttore, cipria, fard e mascara. Spalma, passa, sfuma e spennella. Pochi gesti, veloci, automatici. Sempre quelli.

Per il rossetto, è tutto un altro discorso. Ci vuole cura, attenzione. Tempo, di quello autentico. Quello che mi prendo per le cose importanti. E il rossetto, è una di quelle.
Innanzitutto, devo disegnare il contorno delle labbra con la matita. Lentamente. Mi piace soffermarmi sulla M del labbro superiore, risaltarne per benino gli angoli. Come un cuore. D’altronde, me lo diceva sempre la buonanima di mia nonna: «Bello questo muso a cuoricino!».
Poi, il contorno che ho appena disegnato, va riempito. Per farlo, mi piace usare il pennellino. Piccoli colpetti, dall’esterno all’interno, facendo bene attenzione a coprire ogni singolo dosso, rientranza. Conosco le mie labbra come il palmo delle mie mani. Forse, anche di più.
Infine, la prova del nove: sorrido.

La signora che mi viene incontro, mi guarda. Oddio, ho i capelli fuori posto! La zip dei pantaloni abbassata! Una macchia sulla maglia! Avrei pensato a tutto questo e oltre, se non avessi avuto addosso il mio sfavillante rossetto rosso. Se a guardarmi fosse stata la buoananima di mia nonna, avrebbe di sicuro pensato: «Che sono brutte quelle labbra pittate!» E non lo avrebbe solo pensato. Me lo avrebbe detto, storcendo tutta la faccia, come solo lei sapeva fare. Era il suo modo di esprimere il disappunto che sentiva dentro. No, per lei, sua signora della sobrietà, pittarsi le labbra, di rosso per giunta, era decisamente troppo. E mi viene da ridere. Chissà come avrebbe reagito scoprendo che è tutta colpa sua, se io vado a giro con le labbra pittate di rosso. Da piccola trascorrevo l’estate da lei. E ogni mattina, abbassavo la tavoletta del water, mi ci sedevo sopra e osservavo mia nonna mentre, davanti lo specchio, si preparava per l’incipiente giornata. Innanzitutto si pettinava. Passava la spazzola sulle onde argentate dei suoi capelli, con gesti lenti, morbidi. Senza mai andare fino in fondo. Poi prendeva due pettinini e con un abile gioco di dita li incastrava, uno su una tempia e uno sull’altra. Sembravano appoggiati, in realtà, ma non li ho mai visti cedere quei pettinini. Poi, ruotava la testa, a destra e a sinistra, per assicurarsi della simmetria della sua acconciatura. Perfetta. Infine, apriva lo sportello e tirava fuori la bottiglietta di acqua di colonia. Adoravo quella bottiglietta. Chissà che fine avrà fatto. La ricordo, però, come ce l’avessi davanti. Era cilindrica, stretta e lunga. Verde petrolio, con un tappo nero. E il liquido che c’era dentro, profumava di mia nonna. Ho cercato ovunque, quel profumo. O troppo talcato o troppo fiorito, non ho mai trovato l’equilibrio odoroso che custodiva quella bottiglietta.

Mia nonna, però l’ho ritrovata. Oggi pomeriggio, davanti lo specchio, mentre mi pittavo le labbra di rosso. «Ah!», avrebbe esclamato lei, scostando la testa di lato e scacciandomi con una mano. E io avrei riso. L’avrei sgualcita in un abbraccio. Lei, alla fine, si sarebbe arresa. Ma mai fino in fondo: «Non lo mettere più il rossetto rosso. Fallo per me». Inguaribile testarda di una nonna. Anche questo l’ho presto da te.


2 thoughts on “#RossettoRosso

  1. Ciao Annaccì!!! Sono Ila_graphic!!!
    Il rossetto rosso… oggetto di desiderio, di passione, di Donna.
    Io non lo metto spesso, solo nelle grandi occasioni, come da piccola la nonna mi faceva mettere le scarpette “buone” la domenica, giorno di festa.
    Quando rimasi incinta di Amalia, dopo averla attesa per 10 lunghi anni, decisi di andare a partorire da Donna Grande, consapevole, determinata.
    Rotte le acque, mi feci una bella doccia, preparai la valigia per l’ospedale e mi misi il Rossetto Rosso. Fu la prima volta, che passandolo tra le labbra, mi tremava la mano perchè per la prima volta sono diventata mamma!
    Non lo metto spesso perchè spesso non mi sento donna, attira le attenzioni e gli sguardi delle persone che si fermano all’apparenza. Per non dovere entrare in conflitto con queste persone, (perchè conoscendomi risponderei a tono sviluppando polemica) lo tengo sempre nel mio cassetto il mio Rossetto Rosso… caro Rossetto Rosso…

    • Ciao Ilaria, che piacere ritrovarti. Ti ringrazio per aver condiviso la storia preziosa del tuo rossetto rosso. È stato bello, ritrovarmi nelle tue parole: diverse le nostre esperienze di vita, stesso modo di sentire e vivere le cose. Grazie ancora, spero di incontrarti ancora qui. E chissà che non ci si incontri anche di persona, prima o poi 🙂

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