#LikeHer

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#likeher

Si avvicina il 25 novembre. Anche quest'anno. Ripartono, allora, i 'NO alla violenza sulle donne!', 'BASTA femminicidi!'. Ma non c'è punto esclamativo che tenga: questi slogan non hanno mai avuto alcun'eco dentro di me.

L'anno scorso, però, ci fu uno slogan che mi risuonò dentro: 'Abbiamo le parole per dirlo'. Secco, risoluto, senza punti esclamativi. Era lo slogan che Ghenos, associazione di Mesagne, aveva scelto per la giornata del 25 novembre. «Abbiamo le parole per dirlo», dissi insieme a Ghenos, e le parole, le mie parole, sgorgarono da dentro. 'Furto di desideri', le prime. Per dire Femminicidio, violenza. 'Custode di desideri', le seconde, per dire 'vittima'. 'Io desidero', le terze, per dirmi.

Quest'anno, per il 25 novembre, di parole ne voglio trovare altre. Parole per chiamare i miei desideri, per farli esistere e custodirli. «Abbiamo le parole per dirlo», mi ripeto, anche quest'anno, e alla parola 'abbiamo' mi accendo di luce nuova. «Abbiamo», penso, «prima persona plurale». Non è un caso. Il femminese lo si costruisce, insieme ad altre femmine, come noi. L'ho imparato da Gianna e Giò di Labodif, altre femmine, come me. Per questo 25 novembre, quindi, voglio imparare a dire i miei desideri come lei. Come Frida Khalo, Virginia Woolf, mia mamma, la mia vicina. Come qualunque femmina che riesca a chiamare, per nome, i propri desideri. #LikeHer. Ecco lo slogan, che accenderà il mio 25 novembre 2014. Secco, risoluto, senza punti esclamativi. Non ne ha bisogno.


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