Strana come te, Frida

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Annaccì alla mostra di Frida Khalo

Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo, ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci deve essere qualcuna proprio come me che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io.

Frida Khalo.

«Vado alla mostra di Frida Khalo!» è stato il mantra delle mie ultime settimane. E per giustificare l'incontenibile entusiasmo dicevo: «Frida non è solo la mia pittrice preferita è...» e con la bocca dischiusa, alla ricerca di parole, alla fine, allargavo le braccia. Come a dire è tanto e più di tanto.

Ora che alla mostra ci sono stata, le parole per dirlo ce le ho. E suonano come farfalle nella pancia. Fru fru fru. Quelle che ho sentito, in coda, poco prima di varcare la porta della mostra. Ho sorriso ascoltandole frullare. 'Come sono strana', ho pensato. Farfalle nella pancia, proprio come nella morbida attesa che separa alla vista dell'amore. D'altronde, oltre la porta, quello c'era. L'amore della mia vita. L'amore della mia vita da femmina. Frida.

Di quell'amore non romantico e nemmeno affettuoso. L'amore romantico, l'amore affettuoso ce lo avevo accanto, mi teneva per mano. Mi sorrideva, divertito del mio, per lui incomprensibile, travaso di emozione. Oltre quella porta c'era un amore diverso. Amore simbolico. L'amore che una femmina sente, quando incontra una madre. Un'altra femmina come te, capace di rimetterti al mondo. Strana come sei. Femmina come sei. Di quell'amore che ho imparato a riconoscere, a sentire grazie a Gianna e Giò di Labodif. Madri a loro volta. E, grazie a loro, ho imparato a sentirlo in tutta la sua meravigliosa intensità.

Ecco, io andando alla mostra, ho incontrato una mia madre.

E l'ho guardata diritta negli occhi, all'ombra del suo ciglio alato. Ho accarezzato il suo viso, pennellata dopo pennellata. Ho sentito il dolore delle spine lungo il collo, il soffice pelo della scimmietta sulla spalla, il caloroso abbraccio cosmico, la vita rosso brillante dei frutti della terra.

Ho guardato, accarezzato, sentito le infinite possibilità di dirmi, farmi, essere femmina nel mondo. A partire da me, da quello che guardo, accarezzo, sento. Tenendo tutto insieme: me, il mio corpo, quello degli altri, altre, il cosmo intero. In un ciclo continuo di rinascite. Di bellezza che va da dentro a fuori.

Sorrido, ora. Ora che alla mostra ci sono stata, realizzo che quell'incontenibile entusiasmo, non dovevo giustificarlo. Bastava che lo chiamassi per nome: Amore. E ora che alla mostra ci sono stata, allargo le braccia e dico: «Frida è mia madre». Mi autorizza ad essere. Strana come sono. Femmina, come te, Frida.


4 thoughts on “Strana come te, Frida

  1. è sera finalmente dopo una faticosa e felice giornata con la emma trovo qualche minuto per rilassarmi un po’ ed ecco che guardando fb mi ritrovo te anna che con poche e chiare parole mi aiuti a ritrovare la mia me stessa smarrita tra la routine e frenesia quotidiana….poi leggendo delle tue emozioni cosi’ aperte e non dischiuse mi fai sentire le farfalle nella pancia ..è come se fossi anche io davanti a quei quadri e vivessi le stesse cose con lo stesso vigore…..cosi’ sai credo proprio che quando si va incontro a se stesse con gli occhi dritti alla meta tutto è piu’ bello e gratificante anche xchè siamo quello che siamo…. femmine,madri, sorelle ,amiche!!!

    • Ciao Alice, che bello ritrovarti qui, soprattutto per questo post. Sono felicissima che ti sia emozionata con me. Spero di rivederti qui e anche fuori di qui 🙂 Un bacio a te e alla piccola Emma.

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