La tenda blu

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ph: Alfred Eisenstaedt/Tumblr

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Sono su uno di quei vagoni d'estate. Di quelli che portano i turisti al mare. E me, ad un test a risposta multipla.

E sono in piedi, nel corridoio. Instabile, costretta e annaspante.

Davanti a me, il finestrino. È aperto. E la tenda, blu, spessa e polverosa, si agita inconsulta agli schiaffi della velocità.

E saranno i fumi degli umani umori. O lo strepitio delle ruote sulle rotaie. O il rumore del treno che fende l'aria. Sarà tutta questa sovrastimolazione sensoriale, ma quella tenda blu, spessa e polverosa che si agita inconsulta agli schiaffi della velocità, sembra viva. Ma non di vita propria. Impossessata.

Abbasso lo sguardo, per un momento. E questo cade su una bambina. Di cinque o sei anni, non di più. Anche lei non riesce a staccare gli occhi da quella tenda. Ed è come guardarmi allo specchio. Riconosco nei suoi occhi, i miei. Riconosco, nel suo stupore, quasi atterrito, il mio.

Rido, dentro di me, di me stessa. E lasciando andare un sorriso, mi ripeto: «sarà sicuramente tutta questa sovrastimolazione sensoriale».


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