Il seme alato

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semi volanti

«Questi sono per voi!» esclama venerante Nicoletta. Sì, proprio quella Nicoletta.

E così, mi ritrovo in mano, non so bene cosa. Una foglia? No, sembra più un’ala. Oddio. Se è un’ala, tutto il resto dov’è? Penso tra me, cercando di mascherare l’orrore.

«È un seme!» esclama Nicoletta che forse non ha percepito l’orrore, ma l’ignoranza, sì. Evidentemente.

Guardo meglio. In effetti, alla base dell’ala c’è un sacchetto. Un sacchetto pieno.

Realizzo, allora, di avere tra le mani qualcosa di fantastico: un seme alato!

Mi affretto a custodirlo. Tra le pagine della mia agenda. Come i fiori tra i diari di bambina.

Torno a casa. La routine scaccia via il seme alato dalla memoria. Ma la sera, prima di andare a letto, è la stessa routine a ripropormelo.

Apro l’agenda. Come faccio di solito per controllare gli orari dell’indomani. Il seme alato, allora, cade. Anzi, vola.

Spiraleggia nell’aria. E sorrido. E lo lancio. Per vederlo spiraleggiare ancora. Salgo sul letto. Lo lancio anche da lì. E il seme alato spiraleggia. Ancora ed ancora. Ed io sorrido. E penso: «Che bello! Non si smette mai di imparare da Nicoletta».


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