I quit

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youtube marina shrifin i quit

Mi fermo, per un minuto e quarantacinque secondi. A guardare Marina che balla e si licenzia.

E per quel minuto e quarantacinque secondi, sorrido e mi emoziono. Di ammirazione. Perché Marina ha dimostrato che non c'è bisogno di sacrificare se stesse, per ottenere successo.

Sorrido e mi emoziono. Di speranza. Perché Marina ha dimostrato che proprio esprimendo se stesse si ottiene successo.

Sorrido e mi emoziono. Di empatia. Perché anch'io ho provato un disagio simile. Quando leggevo il mio curriculum. Ed io lì dentro non c'ero.

Sorrido e mi emoziono. Di complicità. Perché anch'io come Marina ci ho provato. Quando il mio curriculum l'ho riscritto. 'Senza evitarmi'. 'Come se parlassi con me stessa'.

E per quel minuto e quarantacinque secondi me lo concedo di sorridere ed emozionarmi. Almeno per quel minuto e quarantacinque secondi, crisi e disoccupazione le lascio fuori. Che anche se è una mossa studiata a tavolino dall'azienda, sorrido e mi emoziono lo stesso. Perché, in ogni caso, è una mossa che dà valore al desiderio di rimanere aderenti a sé.

Desiderio che, date le visualizzazioni e la viralità del video, pare essere largamente condiviso.


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