Corte Europea: il cognome della madre è un diritto

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attrice Maclaine madre figlia fotografia vintage

ph: Allan Grant/Pinterest

Sentenza della Corte Europea: dare il nome della madre al figlio (o alla figlia, aggiungo io) è un diritto.

È il 7 gennaio 2014. Leggo la notizia e ricordo. Ricordo, come si ricordano i sogni della notte, al risveglio mattutino. Ricordo la sensazione, vivida, intensa di smarrimento. Smarrimento di me bambina, quando gli altri, le altre, guardandomi, dicevano: «Non c'è niente da fare, l'impronta è quella degli Zurlo». Zurlo è il cognome di mia madre. E l'impronta che vedevano in me,  bambina, era la sua. E della madre di mia madre. Che, però, non si chiamava Zurlo.

E neanche io mi chiamo così. Alla domanda 'come ti chiami', dovevo rispondere 'Annachiara' e far seguire 'Scalera'. Il cognome di mio padre. E basta. Mi sarebbe piaciuto, fin da bambina, poter aggiungere 'Zurlo'. Il cognome di mia madre. D'altronde l'impronta era quella.

Col tempo, quell'impronta ho imparato a riconoscerla anch'io. Nel mio sguardo, nel mio sorriso. Nelle mie mani, quando sono seduta e le poso, l'una sopra l'altra, sulle gambe. Nei carillon, nei bottoni colorati che mi piacciono tanto. Col tempo, quell'impronta, è diventata la risposta alla domanda: chi sono?

E se il cognome di mia madre almeno dà il nome ad un'impronta, il cognome della madre di mia madre me lo chiede solo il pc. Tra le domande segrete di quando dimentico le password dei miei account. E il cognome della madre di mia madre di mia madre, nemmeno lo ricordo più.

Che se all'impronta non ci fai un calco, il tempo, si sa, la cancella. E della persona che l'aveva lasciata, non ne rimane traccia. Non esiste più.

E se le risposte alle domande 'come mi chiamo' e 'chi sono' non coincidono, esisto solo in parte. Allora, rileggo la notizia. 'Il nome della madre è un diritto'. Ed esisto un po' di più.

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