Agire, sperando

Postato il

Elisabeth, Emilia, Irene, Valeria e Viola, grazie   

Falcone, Borsellino, mafia, antimafia, impegno

«Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione, perché mai si è turbato, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore!»

Amore.

Così Borsellino celebrava la vita del suo collega e amico Giovanni Falcone. Vita che è stata un lungo e appassionato atto d’amore per la sua terra. Terra che non gli piaceva e che, proprio per questo, amava. Terra a cui ha dato «tutto ciò che era possibile dare delle nostre forze morali, intellettuali e professionali, per rendere migliore questa città e la patria cui essa appartiene». Amore. Ecco la forza che traduce la speranza in azione.

Speranza.

La speranza nel bene. La speranza di poter vincere il male col bene [IPt, 3].  Speranza e fede. Fede in Dio, in se stessi, nell’umanità. Fede nella possibilità di rendere se stessi e gli altri felici, pienamente felici. In una parola beati. Beati gli operatori di pace, si legge nel Vangelo. Beati coloro che operano per la pace, per lo shalom, per la felicità propria e degli altri [Mt, 5]. Felicità. Ecco il fine ultimo dell’azione, dell’impegno sociale. Ecco il fine ultimo dell’azione, dell’impegno sociale di Falcone e Borsellino e di tanti altri uomini e donne, celate dal vuoto fragore dell’era dell’informazione.

Amore, speranza e felicità.

Classici esempi di come l’uso e l’abuso possa svuotare parole piene di senso. In questi casi, la polivalenza e il potere evocativo delle immagini possono compiere miracoli. Amore, speranza e felicità, quindi, come… un fiore di loto. Come bellezza che nasce dal fango. Come bellezza che si nutre del fango.  Come fiore e frutto contemporaneamente. Come causa ed effetto, al tempo stesso.

Ciascuno di noi può, hic et nunc, raggiungere la piena felicità agendo, operando il bene, anche quando il male mostra la sua faccia peggiore. Ma come?

Falcone e Borsellino hanno agito, semplicemente facendo il proprio mestiere. Ma ciascuno di noi può agire. Facendo volontariato, ad esempio, o semplicemente gettando i rifiuti negli appositi contenitori. Ciascuno di noi può e deve agire per il tanto agognato cambiamento. Ciascuno di noi è il cambiamento.

Qualcuno come G. potrebbe controbattere: «Se non cambiano i governanti c’è poco da cambiare». In effetti, G. non avrebbe tutti i torti. Delegare le proprie responsabilità non è giusto per governati, ma non è giusto neanche per i governanti. I nostri governanti potrebbero, innanzitutto, restituirci la memoria, «una storia limpida, libera dalle ombre di un passato di stragi e trattative, di intrighi e depistaggi, ricatti, segreti e ragioni di stato, cointeressenze criminali, economiche e politiche, una memoria solida che si possa raccontare a voce alta» [Carlo Lucarelli]. Perché senza memoria, senza sapere chi siamo, non potremo mai avere un’ etica. «Un’etica diretta, tranquilla come quella dei bambini»[Carlo Lucarelli]. Un’etica unica.

Don Ciotti, in un’intervista, lamentava la presenza di un precariato che non è solo economico, ma è anche un precariato morale ed etico. Un precariato che necessita di una rivoluzione delle coscienze. Una rivoluzione che non deve partire dai giovani, ma dagli adulti, perché siano esempio di autenticità e di impegno, perché, una volta per tutta prendano sul serio «la responsabilità all’educare e l’educazione alla responsabilità» [Don Luigi Ciotti].

Rabbia, amore, speranza, responsabilità. Ecco gli ingredienti dell’impegno sociale. Ecco il segreto della felicità 🙂


2 thoughts on “Agire, sperando

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *