Storia di un’avventura butese: tra monti, cibo e sorrisi

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Frantoio Rossoni, ingranaggi

Frantoio Rossoni, ingranaggi

È sabato mattina. Fagottino in spalle, metto piede in terra butese. L'aria frizzantina solletica le narici. Lo scroscio del Rio Magno, lento, incessante, allieta le orecchie. Il verde dei boschi, lassù in montagna, riposa la vista. Presto, anche il palato avrà la sua dose di piacere. Per ora, c'è da incamminarsi. Il convegno sta per iniziare.

Il convegno è al Teatro Francesco Di Bartolo. Piccolo, grazioso. Un gioiellino. Danilo, Giovanni, Susanna ed io ci appollaiamo in una delle sue nicchie. Sul palco, si avvicendano sindaco, presidenti, assessori, esperti, critici e professori. E ciascuno, tra flash, applausi e strette di mano, si rimbalza, la parola.

Protagonista indiscussa di ogni discorso, lei: la dieta mediterranea. Che «non è solo cibo», dice il giornalista enogastromico, Carlo Cambi, «è esperienza millenaria». Di attesa paziente, rispettosa. Di gratitudine gioiosa. Di quella convivialità autentica, nostra. Esperienza millenaria che è patrimonio immateriale. Intangibile. Anche secondo l'Unesco. Di quell'esperienza che si trasmette, generazione dopo generazione e che trova, nel simbolico femminile, la sua linfa, la sua origine.

E sento forte, qui a Buti, il desiderio di riconnettersi alla catena di quell'esperienza millenaria. Lo sento ovunque e in ogni momento della mia breve, ma intensa permanenza in terra butese.

Lo sento alla Locanda del Contadino, nel sorriso di lei che 'Qui facciamo tutto noi', come al B&B S. Francesco, nella materna ospitalità di Rita che 'Mangiate subito la crostata, è ancora calda!'.

Lo sento, anche, alla Villa Medicea, nelle mani operose di uomini, donne e bambine che i ravioli imparano a farseli da sé, insieme.

Lo sento, poi quel desiderio, in Piazza Garibaldi. Nello scoppiettio dei necci dentro l'olio caldo e nelle cialde che, pazienti, prendono forma tra due coppette. Lo sento, nei gesti senza tempo dell'anziana donna che, silenziosa, mescola un misterioso intruglio grigiastro. «Si chiama liscina. Dentro c'è grasso e cenere», mi spiega lei china sul pentolone, «Con la liscina ci si fa il sapone. È una specie di magia». 

Lo sento, ancora, quel desiderio di riconnessione, varcando la porta del Frantoio Rossoni, davanti i suoi possenti e ferrosi ingranaggi, immobili, ora, nel loro meritato riposo. Lì a testimoniare la storia del primo tra i tesori di Buti: il suo olio.

Lo sento, poi, quel desiderio, nella voce emozionata della cuoca di contrada, mentre, dal palco, racconta i segreti della sua zuppa alla frantoiana. «Ogni famiglia la faceva a modo suo», mi spiega Giuseppina butese di nome e di fatto, «alla fine, ci si buttava dentro quel che si aveva in casa». Assaggio la zuppa e sa proprio di quella preziosa povertà. Della povertà che non rinuncia al piacere del gusto, al piacere della festa. 

E lo sento, ancora, in ogni ristorante del nostro food tour. Da 'I Maggi', passando da 'Paccì', da 'L'alloro', fino a 'La Grotta'. Che ai segreti delle cuoche di contrada, si riconnettono, per far felici avventori e avventrici. Come in una grande famiglia.

E quel desiderio lo sento, alla fine, dentro di me. Nel tragitto verso casa, mentre ripasso i segreti della cuoca di contrada. Che una domenica di queste, la zuppa voglio cucinarla anch'io. Per godere della sua lenta preparazione. Per assaporare, ancora, il gusto della sua preziosa povertà. Per mangiarla insieme. Per riconnettermi, anch'io, all'esperienza millenaria che è la cucina mediterranea.

Grazie a Beatrice,  per la disponibilità e l'opportunità offertami

Grazie a DaniloGiovanni Susanna, compagni e compagne di 'socialmediacose'

Grazie a Giuseppina, butese di nome e di fatto, guida preziosa

Grazie all'Associazione 'Città dell'olio' che ha reso possibile il MedDiet Buti.

Grazie a Buti, per la sua meravigliosa ospitalità

 

One thought on “Storia di un’avventura butese: tra monti, cibo e sorrisi

  1. Cara Annachiara,
    le tue parole descrivo meravigliosamente la mia realtà. In questo piccolo mondo io ci vivo da sempre ed è bello vederlo attraverso gli occhi di altre persone.
    Sono stata felice di incontrarti e sono certa che ci incontreremo ancora.
    Di sicuro tornerò a leggerti.
    Un abbraccio.
    A presto.
    GiuseB

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