Letture in fabbrica #1

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libro; basaglia; le nuvole di picasso; presentazione; biscottificio dogliani; carrara

Lo schiocco di un bacio su una guancia. Lo sento chiaramente, mentre prendo appunti, china sul tablet. Ma Alice ha dato un bacio ad Alberta? - chiedo incredula a Francesca che siede, tra il pubblico, affianco a me.  Francesca, prestandomi un'occhiata veloce, annuisce. Cavolo, me lo sono perso! - mi dico - Non capita tutti i giorni di assistere alla presentazione di un libro che si conclude con la conduttrice che bacia l'autrice. Chiudo il tablet, al diavolo gli appunti! Guardo Alice, Alberta: sono ancora lì, su quel palco fatto di un pallet rivestito da drappeggi color ocra, e si sorridono di complice gratitudine. È da un pallet come quello che tutto ha avuto inizio.

Era il 2005, quando Margherita ha proposto alle sue dipendenti di organizzare un ciclo di rassegne culturali, proprio lì tra le pareti della sua azienda: il Biscottificio Dogliani, a Carrara. Da allora, è conosciuto ai più come "La fabbrica che sforna dolci e produce pensiero". Pensiero non astratto, ma di quello che preserva la calda fragranza delle relazioni che lo hanno prodotto, le relazioni tra chi in quella fabbrica ci lavora. Desideravo recuperare lo spirito iniziale - aveva detto Margherita dal pallet - rendere protagoniste le mie dipendenti. E così, Alice, somellier e commessa di un biscottificio, si è ritrovata a condurre la presentazione di un libro, "Le nuvole di Picasso" di Alberta Basaglia: la più avvincente presentazione a cui io abbia mai assistito.

Poche ore prima, Alice si aggirava per le sale del biscottificio col viso tirato dalla tensione. Serviva una cliente, impacchettava un panettone. Non sono abituata a parlare in pubblico - diceva - e poi sono una che legge poco, pochissimo. Dall'alto di quel pallet, Alice aveva iniziato proprio da lì, dal suo limite. L'ho vissuto come un andare oltre - aveva detto. E oltre, ci era andata, grazie al corso Labodif di lettura attiva, quello che Margherita aveva organizzato per le sue dipendenti, pochi mesi prima della presentazione. Leggendo ad alta voce c'è stato un cambiamento, si è accesa una luce: in quel momento non leggevo per me stessa, ma leggevo attraverso le altre - aveva detto Alice. Non è facile dire i propri limiti - le aveva risposto Alberta, ringraziandola - in questo modo, ci siamo subito riconosciute.

Alberta ha avuto a che fare con i limiti molto presto, fin da bambina. Anche lei è andata oltre. Oltre "quei buchi negli occhi" che non le hanno impedito di dipingere, sciare e studiare. Oltre l'onore e l'onere di una famiglia straordinaria. Oltre la paura per i matti che suo papà e sua mamma erano riusciti a liberare, dalle serrature e dalle camice di forza del manicomio di Gorizia.

Si sono incontrate lì Alberta e Alice, lungo le imprevedibili linee dei loro limiti, e da lì, hanno iniziato a tessere relazione e, con essa, un nuovo capitolo di "Le nuvole di Picasso". Mi torna alla mente la frase di Giorgio Manganelli: Nessun libro finisce; I libri non sono lunghi, sono larghi. Dalla sedia che Margherita aveva noleggiato per l'occasione, nella stanza di un biscottificio, col profumo di cioccolato nel naso, stavo proprio assistendo a un libro che si allargava. D'altronde "Le nuvole di Picasso" è nato, così, allargandosi. Nella voce di Alberta che raccontava. Nell'ascolto attento di Giulietta Raccanelli, la giornalista a cui Alberta affidava, di giorno in giorno, la sua infanzia. C'è anche lei, sul pallet accanto ad Alberta. Poco prima ci aveva mostrato il quaderno grande, con la copertina bianca e nera, sulle cui pagine, Giulietta aveva imbastito le storie e le esistenze che andava ascoltando. A ripensarci, le premesse di quel bacio, del gesto rivoluzionario che tanto mi aveva sorpreso, c'erano tutte, fin dal principio. 

Sul pallet non c'è più nessuno. Anche le sedie in platea, iniziano a svuotarsi. Ripongo il tablet, nella borsa, mi alzo, lentamente. Sono ancora emozionata. In fondo alla sala, intanto, la libraia della libreria La Nuova Avventura, distribuisce le copie del libro di Alberta. Ne compro una. Inizierò a leggerlo in treno: sento che è il momento giusto. Ora che ho lo schiocco del bacio nelle orecchie, il profumo di cioccolato nel naso, il quaderno grande, con la copertina bianca e nera ancora negli occhi.

   

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