Laboratorio di femminese. Presente!

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Laboratorio di femminese

Tante parole in femminese. Quelle del blog e delle mie maestre. Un blocchetto di post-it. Un pennarello. Una domanda: «Quale parola vorresti fosse tradotta in femminese?». Questo il laboratorio di Vita da femmina che ho portato in dono, domenica, alla Festa del presente.

La Festa del presente è una festa bella. Una festa dove tutti e tutte donano tutto. Dove chi dona e chi riceve creano relazione. Già proprio 'Relazione', madre di ogni parola femminese. Sono capitata nel posto giusto, insomma. È stato emozionante parlare femminese, proprio mentre la parola 'Relazione' prendeva vita, tutto intorno. Nell'entusiasmo di chi raccontava i propri doni. Nel sorriso di chi riceveva il libro che gli avrebbe cambiato la vita. Nello stupore di chi, fino all'ultimo, chiedeva "Davvero posso prenderlo?". E il tutto accadeva proprio lì, nella piazza a me più cara tra le piazza pisane: Piazza Santa Caterina. Lì, tra lo scricchiolio delle foglie sotto i passi e il fruscio dei platani ombrosi, dove di relazioni ne ho viste nascere e crescere tante.

Per quanto ami scrivere, agire la relazione, oltre lo schermo del pc, lì, nella piazza a me più cara, in mezzo a quella festa bella,  sí, è stato emozionante. C'era Luca, il mio amico Luca che proprio non capiva come mai un maschio non possa essere femminista. E poi c'erano le mie amiche Jenny, Marta. Il mio compagno. C'era anche la ragazza poco più che adolescente, col viso incorniciato da un velo bianco e celeste che «Ecco la parola che puoi tradurre: Femminismo!». C'era, poi, la signora con i capelli grigi e la sciarpa bianca al collo che «vienimi a trovare lì, oltre il tendone verde. Io ho le citazioni di Carla Lonzi» C'era anche il fisarmonicista che «Com'è che si femminizza il sole: la sola?» E poi la bambina, dal caschetto biondo, che «Da grande, vorrei tanto fare la scienziata» C'era anche la ragazza con i capelli corti e il cappellino ruotato a destra che «Aspetta, eh. Ora ti chiamo le mie amiche». Tutte e tutti in carne ed ossa. Anche le mie parole che si potevano toccare, srotolare, prendere e portare via. E le parole da tradurre che, piano piano, hanno colorato di giallo il cartellone frontale del banchetto. C'ero io, con tutta me. Spettatrice curiosa di quello che accade, quando sono letta in femminese. E lì, in mezzo a quella festa bella, accadeva questo: gli sguardi si illuminavano, i sorrisi si accendevano. Scoppiavano esclamazioni come, "Ganzo!", "Guarda, ho i brividi!". E in ognuno di quei sorrisi, di quegli sguardi, di quelle esclamazioni, ho rivisto me. Ho rivisto me, ogni volta che mi è capitato di ascoltare il femminese. Dalla voce delle maestre Labodif o di una bambina, tra le pagine di un libro di Virginia Woolf o tra i colori di un quadro di Frida Khalo. In questo vorticoso rimando di esistenze, insomma, ho sentito la parola 'relazione' assestarsi dentro. La relazione è una pratica. Ha proprio ragione la maestra Gianna. Devo praticarla più spesso, la relazione. Mi fa bene.


One thought on “Laboratorio di femminese. Presente!

  1. -la piazza in cui si è svolta la Festa del presente si chiama PIAZZA MARTIRI DELLA LIBERTA’ e non piazza santa Caterina.Di quale libertà saranno quelle o quei martiri?Martire in femminese non mi vienre. Chi mi aiuta? Matikde

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