CV di Annaccì

ph: 'Annaccì'/Laura Boscaglia

ph: ‘Annaccì’/Laura Boscaglia

Annachiara.

Dieci lettere. Quattro sillabe. Due nomi in uno. Un nome difficile da portare. Costantemente a rischio di mutilazioni, deformazioni e scissioni. Annachiaratuttattaccato. Il mantra che, fin da bambina, ripeto a chiunque attenti alla monoliticità del mio nome. Unica ottimizzazione che, da qualche anno, concedo agli amici è Annaccì. Mi piace. Mi ci riconosco. È un appellativo buffo. Suona come uno starnuto. Annaccì! Salute!

Scalera.

Scalera come carciofo, pianta coriacea capace di crescere anche tra i sassi. Scalera come scarcioppula-carciofo in vernacolo salentino-come era solita chiamarmi mia mamma da bambina. In tempi non sospetti. Quando al cachofa non significava Natalia Estrada.

Residenza 

La casa che mio padre costruì, per noi, con le sue mani. Su quella strada, ricca di insidie, dove non mi era concesso giocare. In una cittadina, là dove finisce la terra, in mezzo a uliveti, vigneti e muretti a secco. Dove la madonna salva la gente dai terremoti e folletti dispettosi fanno le trecce ai cavalli.

Domicilio 

Lì, dove una torre pende da secoli, senza mai cadere. Lì dove Galileo si divertiva a fare gare di velocità tra piume e pietre. Lì dove sono diventata adulta.

Data di nascita. 

Il Sole era in Leone e la Luna in Toro. Gianna Nannini cantava quest’amore è una camera a gas.

Posizione desiderata

A 5 anni, disegnare un cerchio perfetto con un unico tratto.  Come il tizio sulla confezione di matite colorate.

A 10, scrivere un libro. Come Jo di Piccole Donne.

A 13, compiere un’importante scoperta archeologica. Come quelle raccontate da Piero Angela. E scrivere un libro. Con la mia “Olivetti”.

A 18, eliminare le ingiustizie sociali. Come Martin Luther King.  E scrivere un libro. Come Pasternak.

Attualmente, varcare l’uscio di casa mia, abbandonare la borsa a terra e gridare “Caro, sono a casa!”. E… scrivere.

Formazione

Da mia mamma e mia nonna, ho imparato che un calzino bucato, non va gettato, ma rammendato. Che «anche un sacco di patate può essere elegante, se pulito e stirato». Che l’alloro, nel sugo fa la differenza. Che si può dare una carezza, anche raccontando una favola.

Da mia cugina, ho imparato a godere del luccichio tintinnante del bagno. Soprattutto se a lucidarlo, sei  stata tu. Che il correttore, va sfumato ai lati e non spalmato. Che un film coreano non è noioso, ma poetico. Che la determinazione e la passione sono tutto.

Dalle mie amiche, di sempre e per sempre, o solo di passaggio, ho imparato ad ascoltare. A ridere e a piangere.  Ad assaporare il tepore di un abbraccio, inaspettato o lungamente atteso.

Dalla maestra Ada, ho imparato che non si interrompono due persone mentre parlano.

Dalla maestra Concettina,  ho imparato che prima del “ma” e del “però” va sempre la virgola. E che l’unica parola con due “q” è “soqquadro”.

Dalla Professoressa Poletì, ho imparato a vivere le storie raccontate nei libri.

Dal Professor Toscano, ho imparato che posso superare i miei limiti. Anche quelli matematici.

Da Pollacci, a leggere le  luci e le ombre del mondo. E a riprodurle, con pochi tratti di matita, su un foglio da disegno.

Dal Professor Tamburini, ho imparato a studiare.

Da Frida Khalo, ad essere.

Da Labodif, sto re-imparando a muovermi nel mondo da femmina. Senza rabbia, né rancore, ma con «un sorriso attaccato al ginocchio».

Esperienze professionali

Dalla mia capa Marina, ho imparato a osare.

Dalla mia capa Silvia, ho imparato che si può essere professionali rimanendo sé stesse.

Dalla mia capa Marina, un’altra Marina, ho imparato che si può cambiare l’intestazione di una lettera formale, aggiungendo “Carissime” a “Carissimi”.

Dalle mie colleghe servizio civiliste, ho imparato che le femmine possono lavorare in armonia.

Dal mio collega, Luca, ho imparato che con qualche risata in più, si lavora meglio.

Dai bambini e dalla bambine, ho imparato che un leone può essere verde e che la felicità si può sentire in tutto il corpo.


3 thoughts on “CV di Annaccì

  1. Cara Annacì,
    mi è dispiaciuto che non ti sia potuta fermare….spero di rivederti presto.
    Ho riletto il tuo racconto è mi sono nuovamente emozionata.
    Mi risuonavano anzi mi risuonono le tue parole di oggi, dobbiamo ri-imparare a chiederci scusa .
    Ciao e buona notte

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